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Pubblicato il giu 17, 2014 in News, Vigilanza

Servizio Sorveglianza: attività antibracconaggio

Puó sembrare sorprendente ma anche le aree verdi, rimaste ancora illese dalla tentacolare cementificazione del territorio romano, anche se collocate all’interno del G.R.A., costituiscono ghiotte occasioni per coloro che continuano a esercitare la caccia in maniera totalmente illegale anche all’interno delle Aree Naturali Protette, dove tale attività è vietata, senza alcuna possibilità di deroga per i privati cittadini, alcuni dei quali, indifferenti ai dettati delle norme in materia di prelievo venatorio – che considerano la fauna selvatica, alla stregua dei beni culturali, storici e archeologici,  patrimonio indisponibile dello stato – e dei relativi regolamenti che disciplinano in maniera dettagliata l’attività venatoria, considerano i parchi e  le riserve naturali del Comune di Roma come “proprie” riserve venatorie.

Diverse sono state nella pluriennale opera di sorveglianza le azioni che i Guardiaparco hanno messo in campo per l’individuazione di coloro che si sono resi responsabili di attività tese alla cattura e all’uccisione illegale di fauna protetta.  Nel complesso sono undici i bracconieri denunciati all’Autorità Giudiziaria e un piccolo armamentario di mezzi di cattura, realizzati con metodi più o meno artigianali, sequestrati ai responsabili dei reati, costituiscono oggi negli uffici del Servizio Sorveglianza un piccolo museo del bracconaggio: reti per uccellagione, una balestra, varie tipologie di gabbie munite di meccanismi di chiusura a scatto, numerosissimi “lacci” d’acciaio, richiama a funzionamento elettromeccanico, oltre che fucili da caccia, sono in parte depositati presso gli uffici del servizio e in parte sono stati distrutti a seguito di apposito decreto emesso dalla competente Procura della Repubblica. Fortunatamente queste iniziative hanno contribuito molto anche in senso preventivo nel senso che, mentre prima le arre protette erano da molti considerate come aree di riserva di caccia per pochi “coraggiosi” fortunati, ora molti di coloro che erano convinti di una immunità quasi assicurata hanno dovuto cambiare le proprie abitudini venatorie, tanto che tali fenomeni sono notevolmente diminuiti. Purtroppo peró non è ancora possibile abbassare la guardia: una delle ultime frontiere del bracconiere è quello di posizionare sul terreno una forcella alla quale è collegato un filo di nylon a cui all’estremo opposto, a qualche metro di distanza, è collegata la batteria di un piccolo orologio. Quando il cinghiale passa tira il filo e la batteria si scollega dall’orologio il quale segna esattamente l’ora del passaggio. È un modo di capire le abitudini delle popolazioni di selvatici in modo che i male intenzionati possono portarsi sul posto senza inutili attese e, soprattutto, limitando il pericolo di essere sorpresi.