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Pubblicato il feb 21, 2012 in News, Vigilanza

Partecipazione dei Guardiaparco di RomaNatura al progetto Rete di Monitoraggio per la testuggine palustre.

La testuggine palustre è una specie di interesse comunitario, inserita nell’Allegato 2 della direttiva “Habitat”, tipica di ambienti acquatici con corrente relativamente lenta. Ha una dieta prevalentemente carnivora, si nutre infatti di piccoli pesci, anfibi ed invertebrati .
A causa della distruzione del suo habitat la specie risulta oggi in forte regressione. Nel Lazio la testuggine palustre presenta una distribuzione discontinua, principalmente concentrata nelle province di Viterbo, Roma e Latina. La Regione Lazio ha recentemente istituito, a tutela di tale specie, una Rete di monitoraggio per la testuggine palustre (Emys orbicularis),  nell’ambito della Rete Regionale di Monitoraggio della Biodiversità attivata con Decreto della Giunta Regionale n°497 del 2007, con l’obiettivo principale di valutare lo stato di conservazione delle popolazioni presenti nella nostra regione. La  Rete di monitoraggio per la testuggine palustre, coinvolge diverse aree protette laziali individuando gli operatori nel personale di sorveglianza e nel personale tecnico come da previsto dall’art. 25 bis della Legge Regionale 29/97 e debitamente formati. L’Ente Regionale RomaNatura è coinvolta attivamente nel progetto di Monitoraggio  e ad oggi risultano già formati due Guardiaparco attraverso un corso teorico-pratico tenuto all’interno della Tenuta Presidenziale di Castelporziano da personale dell’Agenzia Regionale Parchi e ricercatori specializzati. La prima fase del monitoraggio è iniziata nella R.N. Decima Malafede   e aree limitrofe. Tale fase consiste nella verifica sul campo dei dati di avvistamenti della testuggine palustre passati e recenti disponibili in bibliografia, al fine di valutare se gli habitat risultano idonei alla presenza di un popolazione stabile. Purtroppo, superate le difficoltà legate all’individuazione precisa dei siti segnalati, una prima indagine ha avuto come risultato la perdita di circa la metà dei siti controllati, soprattutto fuori dai confini della Riserva Naturale a causa della scomparsa delle zone umide, della canalizzazione e della cementificazione degli argini dei corsi d’acqua in seguito ad opere di urbanizzazione. Nicoletta Dominicis (Guardiaparco)